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Pane della casa


La Chef Gata ci accoglie con il suo pane islandese di patate tratto dal libro La cucina nordica.

Ingredienti:

  • 10 g di lievito di birra fresco 
  • 250 ml di latte tiepido
  • 400 g di patate farinose, lesse poi lasciate a temperatura ambiente e schiacciate con lo schiacciapatate 
  • 500 g di farina di grano duro 
  • 2 cucchiaini di sale 
  • Per spennellare la pagnotta
    • 1 uovo 
    • 50 ml di latte
Preparazione:

  1. In una ciotola capiente sciogliere il lievito nel latte. Aggiungere tutti gli altri ingredienti e lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo e lucido. 
  2. Mettere a lievitare per circa un'ora o fino al raddoppio.
  3. Infarinare la spianatoia, ribaltarvi l'impasto, formare una pagnotta allungata e adagiarla nello stampo per pane in cassetta 23 x 13 x 8 cm. 
  4. Coprire e lasciare lievitare ancora un'ora o fino al raddoppio.  
  5. Preriscaldare il forno a 180°. Sbattere l'uovo col latte, spennellare la superficie della pagnotta e cuocere per 45 minuti o finché non è completamente cotta. 
  6.  Lasciare raffreddare alcuni minuti, quindi togliere dallo stampo e lasciare riposare su una gratella.

Ecco gli altri pani del menù preparati dagli aiuto-cuochi:

Tutti i libri da cui abbiamo tratto le ricette:
Il nostro pane quotidiano

O come Odessa


La città di Odessa ha una storia strettamente legata all’Italia. Infatti gli italiani sono menzionati nel Duecento per la prima volta, quando sul territorio della città odierna fu ubicato l’ancoraggio delle navi genovesi. La nuova affluenza degli italiani nel Sud dell’Ucraina crebbe particolarmente con la fondazione di Odessa. Agli inizi dell'Ottocento la comunità italiana cominciò ad avere un ruolo importante nella vita pubblica e commerciale della città. La lingua italiana iniziò a diffondersi e con il passare del tempo entrò nella sfera delle comunicazioni degli uomini d’affari. All’inizio del XIX secolo la colonia italiana era composta in primo luogo da commercianti, marinai e militari in servizio nell’Armata russa.


La nostra ambasciatrice Stefania ci porta in Ucraina con i bibliki.

Ingredienti:
  • Pre-impasto
    • 220 g di farina
    • 110 g di acqua 
    • 4 g di lievito di birra in polvere (12 g lievito di birra fresco)
  • Impasto finale
    • 500 g di farina 
    • 290 g di acqua 
    • 70 g di zucchero
    • 12 g di sale
    • 60 g di burro ammorbidito
  • semi di papavero
  • tuorlo d'uovo
  • amido di patate
Preparazione:
Preparate il pre-impasto mescolando acqua, farina e lievito (se in polvere, scioglietelo prima nell'acqua insieme ad un cucchiaino di zucchero preso dal totale della ricetta e aspettate dieci minuti prima di impastare). Impastate per alcuni minuti fino a ottenere un impasto abbastanza compatto.
Coprite con pellicola e lasciate fermentare per circa 3 ore. 
Una volta che l'impasto è pieno di bolle, aggiungete a poco a poco la farina, lo zucchero e l'acqua dove avrete disciolto il sale e, per ultimo, il burro. Impastate fino ad ottenere un impasto liscio e compatto. Fate lievitare fino al raddoppio.
Riprendete l'impasto e dividete in pezzi omogenei (per esempio, 6 pezzi da cento grammi circa e 12 da cinquanta grammi circa). Fate delle palline e in ognuna praticate con il dito un buco al centro e fate girare intorno al dito l'impasto, come fosse un hula-hoop per allargare il buco.
Disponeteli su una teglia ricoperti di carta forno e lasciate lievitare. 
Portate a bollore un pentolone con circa 3 litri d'acqua nel  quale avete disciolto un cucchiaio e mezzo di amido di patate. Accendete il forno a 230°C.
Tuffate i bubliki a poco a poco, tre-quattro alla volta, per circa 10-15 secondi rigirandoli una volta. Scolateli e disponeteli sulla teglia. Infornate e fate cuocere fino a che non saranno ben colorati (circa 15 minuti ibubliki grandi, 10 minuti quelli piccoli).


До побачення!

F come Farinata e Fainé

Foto dal blog: CookingStefy

«Era una triste giornata d'inverno e io, appoggiato alla spalletta del ponte Verde, guardavo cupo lacqua torbida del fiume. Avevo ventitré anni, avevo letto tutti i russi, mi sentivo maledetto, sognatore e fatalista e guardavo alla vita come fosse cosa daltri, con sublime noncuranza. Però, nei riguardi della farinata di ceci, esageravo».
Farinata? Cosa ne sa un parmense della farinata di ceci? Le ricette viaggiano lungo le strade seguendo le storie degli uomini che sono costretti, a volte, a cambiare paese, a viaggiare, a incontrarsi– e Giovannino, di paesi ne vide tanti e in Liguria c'era stato Ma torniamo alla farinata: di cosa si tratta? La sua storia è quasi antica come quella della terra nella quale si cucina e pare risalga a più di 2000 anni fa, ma esiste una leggenda significativa secondo la quale questo delizioso piatto ligure è nato nel 1284, per puro caso, a seguito della vittoria di Genova su Pisa. Al ritorno dalla battaglia, le navi genovesi si trovarono coinvolte in una tempesta. Alcuni barili d'olio e i contenitori della farina di ceci si rovesciarono bagnandosi con l’acqua di mare. A causa delle ristrettezze cui erano soggetti i marinai, fu recuperato tutto il possibile e il miscuglio di farina, olio e acqua, messo ad asciugare al sole, diede origine a una pastella che i genovesi trovarono buonissima e, per scherno agli scon? tti, chiamarono «loro di Pisa». Col passare del tempo, i nomi della farinata si sono moltiplicati, per cui ogni paese ha il suo. Nel Ponente ligure, in provincia di Imperia, si chiama «frisciolata», a Ventimiglia, ai confini con la Francia, si chiama «socca», ad Alassio «turta» mentre a Savona «turtellassu».
Anche le ricette presentano delle varianti: verso Ponente esiste un tipo di farinata alla quale si aggiungono delle foglie di boragine, il rosmarino o lorigano; a Voltri c'è la farinata con i bianchetti, ad Albisola quella con i carciofi, con la salsiccia o con lo stracchino; quella col prezzemolo si può trovare ad Albenga, ad Imperia quella con i germogli di cipolla, mentre a Sestri Ponente quella con la zucca.

Farinata MuVarA:
Cucinano con noi (in rigoroso ordine alfabetico):